Chi forma apprendiste e apprendisti conosce bene questa distanza: da una parte il proprio percorso di crescita, dall’altra quello di una generazione che entra oggi in azienda con riferimenti, linguaggi e aspettative molto diversi. Non è solo una questione di età. È soprattutto una questione di ambiente.
Le nuove generazioni sono cresciute in un contesto sociale e digitale profondamente diverso da quello degli adulti che le accolgono in azienda. Hanno modi differenti di informarsi, comunicare, costruire relazioni, cercare riconoscimento e affrontare le difficoltà. Questo cambia anche il loro rapporto con il lavoro: il senso che gli attribuiscono, le aspettative che portano con sé, il modo in cui chiedono aiuto o, molto spesso, non riescono a chiederlo.
A questo si aggiunge un dato che non può essere ignorato. Il disagio psichico tra i giovani è in crescita da anni, già prima della pandemia, e riguarda in modo particolare le ragazze. In Svizzera la quota di giovani donne tra i 15 e i 24 anni che riferisce un disagio psichico è passata dal 19% al 29% in cinque anni. Secondo uno studio nazionale commissionato dall’UNICEF, il 37% dei giovani tra i 14 e i 19 anni dichiara inoltre di convivere con difficoltà psichiche. Per un’azienda formatrice, questi numeri significano una cosa molto concreta: dietro un calo di rendimento, una difficoltà relazionale o una perdita di motivazione può esserci molto più di una semplice fase passeggera.
È qui che il ruolo di maestre e maestri di tirocinio sta cambiando. La loro funzione resta quella di trasmettere competenze professionali, insegnare un mestiere, accompagnare l’apprendimento sul posto di lavoro. Ma sempre più spesso diventano anche una figura adulta di riferimento: una presenza stabile, capace di osservare, ascoltare e orientare quando qualcosa non va.
Questo non significa trasformare chi forma apprendiste e apprendisti in psicologi. La salute mentale richiede competenze specifiche e, quando necessario, il coinvolgimento di professionisti. Significa però riconoscere per tempo i segnali, sapere come affrontare un primo dialogo e conoscere le persone o i servizi a cui rivolgersi.
I segnali, infatti, raramente sono evidenti in modo clamoroso. Possono manifestarsi attraverso assenze ripetute, un calo prolungato della motivazione, l’allontanamento dai colleghi, errori inconsueti, maggiore irritabilità, difficoltà a rispettare i ritmi o una fatica crescente nel portare a termine compiti abituali. Presi singolarmente, questi elementi possono sembrare episodi isolati. Osservati nel tempo, invece, possono raccontare una traiettoria. A fare la differenza è l’attenzione costante. Non un controllo invasivo, ma uno sguardo competente. Non la ricerca del problema a ogni costo, ma la capacità di accorgersi quando una persona giovane sta cambiando comportamento, sta perdendo fiducia o sta faticando più del solito. Per accompagnare chi è in apprendistato serve prima di tutto un clima favorevole. Accoglienza, dialogo e comunicazione aperta contano più di qualsiasi procedura formale, perché permettono alla persona in formazione di sentirsi vista, riconosciuta e, quando necessario, autorizzata a parlare. Un ambiente di lavoro che ascolta non elimina automaticamente le difficoltà, ma rende più facile intercettarle prima che diventino troppo pesanti.
Accanto a questa cultura dell’attenzione servono anche strumenti pratici: criteri per leggere i segnali, modalità corrette per avviare un confronto, riferimenti chiari per sapere quando e a chi chiedere supporto. Intervenire presto non significa drammatizzare. Significa agire quando è ancora possibile farlo con equilibrio, evitando che una difficoltà personale si trasformi in rottura del percorso formativo.
Il tema della diversità generazionale è oggi al centro del dibattito nazionale sulla gestione della salute in azienda. Squadre composte da persone di età, esperienze e sensibilità diverse rappresentano una risorsa importante, ma richiedono anche nuove competenze relazionali e organizzative. Le aziende che imparano a leggere questa complessità non solo proteggono meglio le persone, ma rafforzano anche la qualità della formazione, la continuità dei percorsi e la propria capacità di attrarre giovani talenti.
Su questo terreno il Forum GSA Ticino si impegna in modo concreto. In particolare, porta in Ticino un progetto di Promozione Salute Svizzera dedicato a chi forma persone in apprendistato: un percorso pensato per offrire a maestre e maestri di tirocinio strumenti, consapevolezza e orientamento per sostenere meglio le nuove generazioni nel mondo del lavoro.
Attorno a questo progetto, il Forum mette inoltre a disposizione delle aziende un accompagnamento più ampio: il laboratorio formativo dell’Officina della GSA, gli strumenti di misurazione per ascoltare e rilevare il clima interno, e i percorsi di strutturazione per dare continuità e sistematicità alle attività di salute in azienda. Perché formare apprendiste e apprendisti non significa soltanto insegnare un mestiere. Significa contribuire alla crescita di persone che stanno costruendo il proprio futuro professionale, ma anche la propria identità adulta. E oggi, più che mai, questa responsabilità richiede presenza, competenza e attenzione.